Storie di una crisi: analisi e retroscena di un governo caduto

di Simone Cesarei, Samuele Damilano e i colleghi della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi

Il 13 gennaio le ministre di Italia Viva Bellanova e Bonetti si sono dimesse. È l’inizio del crollo del governo Conte bis, il cui futuro rimane ad oggi in bilico. Il Paese è di fronte all’ennesimo salto nel vuoto in un momento storico che ci vede affrontare sfide senza precedenti.

L’approfondimento della crisi si presta a diverse interpretazioni. E il lavoro di 30 giornalisti vuole svelare quelle più controverse, inaspettate e originali. Modelli di democrazia a confronto, come in una corsa di Formula 1. Giuseppe Conte ricorda Wenger e Ciampolillo invoca il Var. Se la si guarda bene, la crisi non è poi così diversa da un videogioco

Dal referendum istituzionale con cui l’Italia scelse la Repubblica sono trascorsi quasi 75 anni, e solamente due governi sono riusciti a terminare i loro cinque anni di mandato. De Gasperi e Berlusconi sono gli unici esempi di volontà popolare portata a compimento, seppur entrambi siano comunque stati costretti alle dimissioni e alla formazione di un nuovo governo.

Negli ultimi 26 anni in Italia si sono alternati 10 premier e 16 esecutivi. Nello stesso periodo Francia e Spagna hanno eletto cinque presidenti, la Germana solamente tre cancellieri. Contesti istituzionali e culturali diversi, certo, ma la continuità politica garantisce un programma di sviluppo che va dall’affermazione internazionale alla crescita economica. Il proprio posto nel mondo si costruisce con una visione duratura, una direzione condivisa.

C’è del gusto nel veder cadere un leader. C’è un senso di rivincita che sazia l’incolmabile insoddisfazione che attraversa Montecitorio e afferra Palazzo Madama. E che si alimenta nello stesso sistema legislativo che lo ha creato.

L’instabilità passa per leggi elettorali scambiate come carte da collezionare, soggette costantemente agli interessi delle maggioranze:

Instabilità politica e legge elettorale: un binomio all’italiana

Cammina tra vincoli di mandato incostituzionali e l’impossibilità elettorale a scegliere il proprio rappresentante di partito:

Perché cadono i governi in Italia?

Il (forse) ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

I temi (o non temi) dello scontro

La politica ruota attorno a temi importanti, nascosti e sottovalutati. Usati di volta in volta come pretesto per le ambizioni del leader di turno. C’è uno scontro intorno alla cybersicurezza, un Recovery Fund per costruire un’Italia digitale e la cultura come una piattaforma Netflix:

Una crisi di governo tra analogico e digitale

C’è un grande assente, strumentalizzato a piacimento nelle aule di Montecitorio. La cui memoria e la ricerca di giustizia sono stati sacrificati a tempo debito sull’altare del profitto economico e degli equilibri geopolitici nel Mediterraneo. C’è Giulio Regeni:

Quanto (non) ha pesato il nodo Egitto sulla crisi di governo

Gli insospettabili

La crisi è fatta di volti e nomi, e voti. Ad essere decisivi però a volte non sono quelli dei soliti noti, ma protagonisti inaspettati, in ombra e silenziosi. Chi già anni fa contribuì alla salvezza di un governo, ora ne prova a salvare un altro grazie al Var:

Senza Var non ci sto più

Tra i costruttori invocati da Mattarella c’è anche chi è nato dall’altra parte del mondo:

Ricardo Merlo, l’argentino che ha salvato il governo Conte

Esponenti di una religione che gioca, oggi come ieri, un ruolo determinante nello scacchiere politico italiano, risultano fondamentali per la tenuta di un esecutivo in crisi. Il discorso di Conte al Senato voleva anche far presa sui cattolici progressisti, aghi di una bilancia che punta verso il baratro:

Crisi di governo, ecco come Conte ha creato ha costruito i suoi legami in Vaticano

Ci può essere della filosofia in un portavoce dal passato oscuro e dal ruolo indefinito? «Nell’Encomio di Elena, il sofista Gorgia si presentava nei panni di un avvocato a sostegno di una figura indifendibile, Elena di Troia, così possiamo immaginare che Rocco Casalino, il capoufficio stampa del Presidente, possa controbattere alle accuse dei media».

L’elogio di R

Delirio

Dalla filosofia greca ai campi da calcio. La parabola di Giuseppe Conte, da avvocato a Presidente del Consiglio sconosciuto ai più, può sembrare quella di Arsene Wenger, storico allenatore dell’Arsenal degli invincibili?

La presidenza Conte come l’Arsenal di Wenger

Non ci allontaniamo dallo sport, e dalla redazione di Varsport arriva un’altra analogia: la crisi di governo raccontata come una gara di Formula 1. Il mondiale si chiama Formula 161, «tanti quanti sono i voti (ehm, i punti, naturalmente) necessari a confermarsi sul trono»

In Senato a tutto gas

Una crisi di governo, se ci si pensa bene, non si allontana tanto da un videogioco. E la sua soluzione è probabilmente più semplice davanti a un Pc:

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi, per molti il villain di questa crisi

Agli occhi del mondo

Uno dei motivi principali dell’instabilità politica è il modello consensuale intrinseco alla democrazia italiana. Quasi agli antipodi del modello “Westminster”, caratteristico del Regno Unito: un maggioritario puro e un’assenza di bicameralismo che garantisce una solidità e un’alternanza bipartisan irrealizzabile in Italia

La caduta di un esecutivo ha ripercussioni anche fuori dai confini nazionali. Si ripercuote sulle relazioni interstatali, sull’affidabilità agli occhi del mondo. Se uno storico alleato come gli Stati Uniti guarda all’Italia non comprenderebbe le ragioni di un sistema vittima delle sue stesse debolezze istituzionali. E oltreoceano sarebbe andata molto diversamente

Negli ultimi anni tra Usa e Cina si sta consumando quella che molti esperti non esitano a definire come una possibile seconda guerra fredda. L’Italia è stata il primo Paese del G7 a firmare un memorandum di intese commerciali sulla “Nuova via della seta”, un’iniziativa che non ha fatto piacere a Washington

Il governo italiano però non è l’unico a vivere una crisi in piena pandemia. Dall’Olanda a Israele, dal Belgio all’Estonia, la politica di tutto il mondo sta facendo i conti con la sua natura precaria:

Crisi di governo in piena pandemia: l’Italia non è sola in Europa

Il post Facebook con cui il Primo Ministro olandese Mark Rutte ha annunciato le sue dimissioni

Altre mille storie

La crisi è specchio della conformazione dei partiti, delle loro alleanze e, più in generale, della natura stessa sistema politico italiano. Consenso e mutamento attraversano la storia del nostro Paese senza quasi mai coincidere, in un rapporto inversamente proporzionale: una maggiore convergenza di vedute va a scapito di cambiamenti effettivi.

La legge elettorale è uno degli elementi fondamentali delle istituzioni democratiche, insieme a Parlamento, Corte Costituzionale, Banca centrale, forma dello Stato e modello esecutivo. Tutti attori centrali nello sviluppo di una nazione. A monte però c’è il voto, fondamento stesso della democrazia, che garantisce la partecipazione dei cittadini allo Stato.

Il modello italiano, differente come abbiamo visto da tanti altri paesi democratici, si può definire consensuale, caratterizzato da inclusione, rappresentatività, frammentazione e allo stesso tempo equilibrio in Parlamento.

Proprio gli elementi che contribuiscono a renderlo così instabile. Gli esecutivi in Italia devono governare e rappresentare. Ma il binomio sta seguendo linee parallele, che non riescono a convergere.

Non può esserci una risposta universale sui perché di questa crisi. Il futuro sarà testimone dell’eredità che lascerà all’Italia di domani. Intanto però ci sono altre mille storie da raccontare:

Crisi di governo, le ministre della discordia: Teresa Bellanova

Crisi di governo, le ministre della discordia: Elena Bonetti

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